PRESENTAZIONE 10 febb. 0re 17 Sala consiliare
Non rimarrà senza un seguito - c’è da
giurarlo - questa raccolta di massime
che Angelo Di Muro ha voluto dare alle
stampe nell’imminenza delle festività di
fine d’anno, in tal modo evocando il ricordo
di strenne precedenti con le quali egli
ci aveva regalato il sapido frutto delle
sue riflessioni. Con una differenza
sostanziale però. Se quelle traevano origine
quasi sempre dall’osservazione di
personaggi, fatti, situazioni di un microcosmo
locale ed erano palesate nella
forma del motteggio, della battuta
scherzosa, della canzonatura, queste
ultime travalicano ogni limite sia di spazio
che di tempo e sono talvolta rappresentate
con amara ironia.
Le sue sono riflessioni di un uomo
arguto, capace di descrivere con brevi,
concettose parole - come pochi sanno
fare - pregi e difetti della natura
umana, debolezze manifeste e desideri
inconfessati di ogni persona; si potrebbe
dire, della persona comune, nella
quale, non di rado, si identifica lo stesso
autore che non ama indossare i panni
del saccente, semmai quelli di colui che
su ogni altra mostra di prediligere la
dote dell’autoironia.
Attento nell’osservare le dinamiche
della vita, ne sa cogliere gli immutabili
aspetti. Profondo conoscitore dell’animo
umano, ne sa ben evidenziare risorse
e limiti. Depositario di un’antica saggezza
benché si conceda il vezzo di
disdegnare il ruolo d’interprete, il Di
Muro riesce a distillarne l’autentica
essenza.
E così, sotto la lente della sua analisi
critica trovano efficace sintesi
descrittiva l’amore e l’odio, la tenerezza
e l’arroganza, la sincerità e l’ipocrisia,
la fedeltà e il tradimento, il coraggio
e la paura, l’amicizia e la rivalità, e
poi l’invidia, l’ingratitudine, la gelosia, la
stupidità umana, ed altro ancora.
Naturalmente, i suoi giudizi di valore
(e disvalore) sono riferibili alle rela-
zioni familiari e a quelle sociali, alle
relazioni di genere fra i due sessi (dentro
e fuori dal matrimonio) e a quelle di
età (fra genitori e figli), ai rapporti che
si instaurano nell’ambiente di lavoro e in
quelli ben più ampi dell’intera comunità
cittadina, fino a spaziare sui temi della
politica, della morale, della religione.
Dalla lettura di talune delle sue
massime può sembrare che il Di Muro -
com’è capitato ad altri cultori di questo
genere letterario - sia uomo facile al
giudizio sommario, addirittura cinico nel
valutare tutto ciò che è riconducibile ad
uno stile di vita meno che spregiudicato.
Non è così.
Crudo e diretto nell’evidenziare gli
aspetti meno nobili dell’agire umano,
egli è altrettanto sincero nel sottoline-
arne gli slanci generosi. Mostra soprattutto
di trovarsi a suo agio nell’esaltare
la naturale vocazione di ogni uomo a
proteggere il proprio mondo interiore,
quel mondo fatto di sentimenti ed emozioni,
di sogni e speranze, cui ciascuno
di noi tiene molto, quel mondo che amiamo
coltivare fin dalla più tenera età e
che anche se non lo diamo a vedere
desideriamo ci accompagni in tutte le
stagioni della vita, fino ai suoi ultimi
tornanti.
Uomo fra gli uomini del suo tempo, il
Di Muro non si erge mai a giudice spietato
ma, ben consapevole della sua natura
terrena, così come non nasconde i
suoi limiti e i suoi errori, rivendica per
sé (e per gli altri, naturalmente) il
diritto a trovare nella dimensione spiri-
tuale della propria esistenza l’antidoto
migliore per neutralizzarne gli effetti
più distruttivi.
Da oltre dieci anni la sua attività
letteraria è intensa e feconda, spaziando
dalle prime, già ricordate operette
satiriche alla poesia, al romanzo.
Questa raccolta di massime, molte
delle quali non è azzardato definire
autentici aforismi perché dell’aforisma
richiamano la cifra stilistica, può ben
ritenersi espressione della matura
esperienza del suo autore.
Assoluta padronanza del lessico in
tutte le sue possibili sfumature, gusto
per la battuta irriverente ma non insultante,
ricerca insistita ed uso efficace
del paradosso ne contraddistinguono la
struttura, facendone un’opera che,
senza nulla concedere al falso moralismo,
induce a pensare, a riflettere, a
trarne anche spunto per correggere
qualche proprio difetto e perché no? a
meglio difendersi da quelli altrui.
L’autore sembra quasi compiacersi
dei risultati conseguiti. Con lui non può
non esserlo anche il più esigente dei
suoi lettori. Non dirò di più. Se lo
facessi, Angelo Di Muro sarebbe pronto
a replicare: “Un amico si è complimentato
con me. Mi chiedo dov’è che ho
sbagliato”.
Luciano Mauriello







