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LAGOPESOLE: ECO SUN POWER - due brevetti innovativi

Posted on 25 Ottobre 2010 by antonio pace

” Il futuro nel rinnovabile non è solo legato al vento, al sole o all’acqua, ma, è ugualmente importante il recupero di energia che altrimenti verrebbe sprecata”. Questo è quanto ha detto il presidente della società “Eco Sun Power”, Giuseppe Vetere, in occasione della presentazione, nel castello di Lagopesole,  di due brevetti rivoluzionari in questo settore. Brevetti, interamente progettati,  ideati e prodotti in Basilicata, a Tito Scalo,  dove lavorano in equipe alcune eccellenze che hanno scelto di non emigrare, ma di mettere a frutto tutta la loro capacità professionale a servizio di questa regione. Tutti giovani ingegneri, tecnici, maestranze,  che si sono spesi per dare un valore aggiunto a questa giovane azienda che è nata appena cinque anni fa ma che si è subito impossessata di una buona fetta di mercato, sia nazionale che internazionale ” che ha puntato  -  come ha detto il Direttore generale, Fabio Primerano - su l’innovazione ad altissimo contenuto tecnologico”. A regime questa azienda produrrà un interessante numero di addetti ( circa 500) vista anche la crescita a due cifre del loro fatturato. I due brevetti ( ERS e EMS), presentati dall’ing. Debora Cataldo, sono destinati al recupero dell’energia: il primo consente di recuperare energia dai sistemi di sollevamento, ascensori, gru edili, montacarichi; il secondo è essenzialmente legato al minor consumo di energia nell’aumento della pressione dell’acqua, che troverà la sua applicazione anche nel settore agricolo e se applicato ad un pannello solare l’utilizzo sarebbe a costo zero. L’assessore alle A.P. della Regione Basilicata, Erminio Restaino, nel suo intervento, ha ricordato che l’azienda ha investito risorse proprie e che opera con personale lucano. ” La Eco sun Power - ha detto Gianluca Calciano, lucano - è una delle poche aziende che ha investito non solo sull’energia, ma anche sul capitale umano “.

Antonio Pace

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Avigliano: L’Acqua è un bene comune

Posted on 16 Maggio 2010 by antonio pace

REFERENDUM                                                                                                                                                                                                CONTRO  LA  PRIVATIZZAZIONE  DELL’ ACQUA

Per la ripubblicizzazione dell’acqua, la tutela di beni comuni, la biodiversità e la difesa del clima .

Insieme, donne e uomini appartenenti a comitati territoriali ed associazioni, forze culturali e religiose, sindacali e politiche, abbiamo contrastato i processi di privatizzazione dell’acqua portati avanti in questi anni dalle politiche governative ed in tutti i territori .

Insieme abbiamo costituito il Forum italiano dei movimenti per l’acqua e raccolto più di 400.000 firme a sostegno di una Proposta di Legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua .

Mentre la nostra Proposta di Legge d’iniziativa popolare giace nei cassetti delle commissioni parlamentari, l’attuale Governo ha impresso un’ulteriore pesante accelerazione, approvando, nonostante        l’ indignazione generale, Leggi che consegnano l’acqua ai privati e alle multinazionali ( art. 23 bis, integrato dall’art.15- del Decreto Ronchi ) .

<div>Non abbiamo alcuna intenzione di permetterglielo.</div> <div> </div> <div>La nostra esperienza collettiva, plurale e partecipativa è il segno più evidente di una realtà vasta e diffusa, di un movimento vero e radicato nei territori, che ha costruito consapevolezza collettiva e capacità di mobilitazione, sensibilizzazione sociale  e proposte alternative .</div> <div> </div> <div>Chiamiamo tutte e tutti ad una mobilitazione per bloccare le politiche di privatizzazione dell’acqua, per riaffermarne il valore di bene comune e diritto umano universale, per rivendicarne una gestione pubblica e partecipativa, per chiedere l’approvazione della nostra legge d’iniziativa popolare, per dire tutte e tutti assieme : l’acqua  fuori  dal  mercato !

Nella nostra esperienza di movimenti per l’acqua, ci siamo sempre mossi con la consapevolezza che quanto si vuole imporre sull’acqua e in ciascun territorio è solo un tassello di un quadro molto più ampio che riguarda tutti i beni comuni, attraversa l’intero pianeta e vuol mettere sul mercato la vita delle persone. <div>La perdurante crisi economica, ambientale, alimentare e di democrazia, è la testimonianza dell’insostenibilità dell’attuale modello di produzione, di consumi e di vita .

Il recente fallimento del summit dell’ONU di Copenaghen è l’ultimo esempio dell’ inadeguatezza delle politiche liberiste e mercantili, incapaci di rispondere ai diritti e ai bisogni dell’umanità .

Se il mercato ha prodotto l’esasperazione delle diseguaglianze sociali, la cronicità della devastazione ambientale e climatica, la drammaticità di grandi migrazioni di massa, non può essere lo stesso            mercato a porvi rimedio.

Analogamente alle battaglie sull’acqua, <div>significative mobilitazioni popolari, capaci di proposte alternative stanno tenacemente contrastando la politica delle grandi opere, devastatrici dei territori, una gestione dei rifiuti legata al business dell’incenerimento, ed un modello energetico dissipatorio e autoritario, basato su impianti nocivi ed ora anche sul nucleare, accomunate dalla voglia di trasformare questo insostenibile modello sociale, difendendo i beni comuni contro la mercificazione, la salute contro tutte le nocività, i territori contro le devastazioni ambientali .

Pensiamo che il Referendum promosso, oltre ad essere un importante ed unificante momento di lotta, ponga con intelligenza e determinazione la questione della democrazia partecipativa, ovvero l’inalienabile diritto di tutte/i a decidere ed a partecipare alla gestione dell’acqua e dei beni comuni, del territorio e dell’energia, della salute e del benessere sociale .

Siamo l’ Associazionismo di Avigliano impegnato anche nel sociale, c<div>onsapevoli delle nostre differenze ma accomunati dal medesimo desiderio di un altro mondo possibile e vi invitiamo a sottoscrivere i tre quesiti Referendari su : Abrogazione del Decreto Ronchi che privatizza l’acqua, Ripubblicizzazione dell’Acqua ed  Eliminazione dei profitti sul bene acqua .

<div>FORUM  ITALIANO  DEI  MOVIMENTI PER L’ACQUA www.acquabenecomune.org

Comitato Cittadino per l’Acqua Pubblica - Avigliano

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MELFI: Fontana di Piazza Mancini ?

Posted on 10 Ottobre 2009 by antonio pace

MARCO TUCCI
MELFI. Uno zampillo dove poter bere, che non ispira fiducia in termini d´
igiene. Dall´altra parte, una vasca che raccoglie ciò che ci viene buttato e
dove l´acqua ha un poco rassicurante colore marrone. In mezzo, una sorta di rio
stagnante dal tono verdastro che è diventato contenitore di mozziconi e quant´
altro possibile versarci per assenza d´impedimento. Insomma, non è affatto in
buona salute il manufatto che occupa gran parte di piazza Abele Mancini, da
oltre un decennio, e che fin dal momento della sua ideazione ha suscitato
polemiche. Tra chi la riteneva degna di abbellire il luogo più centrale della
città e chi, invece, la considerava esagerata allo scopo e, quindi, adatta solo
a restringere uno degli spazi aperti più grandi di Melfi. Oggi, la segnalazione
sulla necessità di interessarsi alla questione è di natura più oggettiva ed
arriva da alcuni pensionati che si ritrovano nella vicina villa Sibilla, a
pochi passi dal palazzo del Comune. “Il punto dove sgorga l´acqua potabile- è
la prima annotazione- è aperto a qualunque agente inquinante, oltre che agli
animali che volessero servirsene. Per giunta, il traffico ad un paio di metri,
non può che essere un fattore contaminante. Servirebbe, quindi, qualcosa che ne
possa salvaguardare la fruibilità per uso umano, per così dire. Attenzione-
proseguono i nostri interlocutori- serve anche per quella specie di canaletto
che unisce alla vasca opposta. Ferma restando l´inciviltà di chi l´utilizza per
i rifiuti, occorrerebbe pensare ad una copertura che gli conferisca, almeno,
maggiore dignità. Infine il rettangolo fornito di tre bocchettoni zampillanti
che, oltre alle mancanze precedenti, è pure sfornito di misure di sicurezza a
prescindere di quanto sia profondo. E´, infatti, privo di protezione o
sbarramento e di facile accesso, specie ai più piccoli che, per curiosità, si
avvicinano. Chiediamo l´interesse di chi ne ha competenza- concludono in coro
unanime- soprattutto per l´incolumità e, insieme, per il biglietto da visita
che la piazza dovrebbe rappresentare”.

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Lagopesole: XII edizione de LA STRAZZATA

Posted on 20 Agosto 2009 by antonio pace

Comunicato Stampa

La manifestazione enogastronomica, meglio conosciuta come la “Sagra della Strazzata” che si svolge il 20 agosto di ogni anno, nella graziosa frazione Stagliuozzo, alle porte di Lagopesole, è  giunta al XII° anno di attività.

Cresce a dismisura l’ interesse per questo prodotto “unico” nel suo genere e principalmente tipico di queste terre di Basilicata. La ricetta, semplice e complicata per diversi fattori, manifattura, cottura  proporzioni degli ingredienti,  è conservata e tramandata gelosamente da alcune donne del posto.

Le ricerche spasmodiche degli organizzatori hanno portato ” la strazzata” ad essere definita un prodotto di eccellenza in cui si mescolano tradizioni, sapori, profumi ed estrema professionalità nella preparazione e nella ricerca delle materie prime che la compongono: la farina, l’acqua, il lievito naturale,  il sale e il pepe, quest’ultimo, rigorosamente macinato a mano. La farina di grano duro della specie “cappella” deve prevenire da una molitura non troppo fine; deve contenere cioè, una parte di crusca che rende il colore della strazzata leggermente più scuro del pane. Il pepe è un altro elemento di spicco per avere un prodotto di alta qualità, i cui grani devono essere macinati a mano al momento dell’impasto,  per rendere più fragrante e saporita la strazzata. Il forno a legna dove devono essere cotti ” i cuculi” una sorta di cerchio di pasta col buco al centro, deve essere inizialmente a “temperatura alta”. L’acqua per impastare la farina con gli ingredienti deve essere di fonte, ovvero non molto dura e non conservata in bottiglia.

Questo e tante altre cose, come l’impasto effettuato a mano ( con i pugni chiusi), il trasporto al forno e la conservazione e soprattutto il particolare sapore, stanno suscitando l’interesse e la curiosità di molti visitatori intorno alla “strazzata“,   specialmente per quelli provenienti dalla vicina Puglia ( molti) oltre che da molti paesi della Basilicata.

IL nome “strazzata” è una denominazione dialettale che significa, come dice il prof. Luigi Telesca nel suo Glossario etimologico del dialetto aviglianese ( Edizioni Ermes) “strappata con le mani, tirando in senso opposto”. Fino a qualche decennio fa la strazzata veniva servita durante le feste di matrimonio farcita principalmente con caciocavallo, prosciutto,  ma anche con peperoni fritti e frittata, perché ” stuzzicava la bevuta di vino”. Non è quindi un dolce perché i suoi ingredienti sono essenzialmente salati, ma non è nemmeno da considerarla una pizza rustica:  è semplicemente “unica”, da assaggiare almeno una volta.

Per l’edizione 2009, vista la previsione dell’affluenza (10mila persone circa), l’organizzazione ha previsto un servizio gratuito di navetta che partirà dalla zona artigianale di Lagopesole, ubicata nelle immediate vicinanze dell’uscita sulla superstrada Potenza-Melfi. Questo per evitare gli ingorghi verificatosi nelle edizioni precedenti.

Per ulteriori informazione rivolgersi esclusivamente:

Antonio Pace  - giornalista dell’agenzia di stampa Vulturpress  cell. 3336706200

E-Mail : comunicati@vulturpress.com

Saranno vagliati gli accrediti per i giornalisti,  che perverranno  via e-mail entro e non oltre il 19 corrente all’indirizzo  e-mail di cui sopra. I biglietti omaggio - riservati agli operatori dell’informazione accreditati - saranno disponibili nella sala stampa ad iniziare dalle ore 20.

Grazie per la collaborazione.                                                   L’addetto stampa

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Melfi: Il centro storico senz aacqua, proteste dei cittadini

Posted on 18 Giugno 2009 by antonio pace

Nella zona alta del centro storico di Melfi l’acqua arriva a singhiozzo, perciò,  una delegazione si è recata negli uffici dell’Acquedotto Lucano per protestare per questo stato di cose. Pare,  che alla base del disservizio vi siano una serie di fattori negativi: primo fra tutti le tubature di adduzione insufficienti perché progettate e costruite da molto tempo e quindi non più idonee per le moderne esigenze, e la quota del serbatoio cittadino. Quindi,  proprio quando l’acqua serve viene a mancare la pressione necessaria e il prezioso liquido non esce dal rubinetto delle case situate in via scesa Gradelle, in via San Lorenzo, in via San Teodoro, strade appunto situate nel centro storico della città normanna. Una storia che si ripete ogni giorno e si accentua ovviamente nelle giornate più calde quando l’uso dell’acqua è maggiore, com’è capitato nell’ultima settimana quando le temperature sono aumentate notevolmente. La delegazione degli abitanti del centro storico hanno voluto dimostrare negli uffici competenti dell’Acquedotto Lucano,  tutta la loro rabbia chiedendo al funzionario di turno quali fossero le motivazioni per cui si verificano alcuni casi in cui le fontane pubbliche, situate ancora più a monte sono fornite di acqua e nelle loro abitazioni viene a mancare. Tutte le persone che facevano parte della delegazione hanno espresso il loro disappunto, sottolineando che proprio in alcune occasioni come il matrimonio in famiglia, oppure al rientro dal lavoro nei campi o semplicemente per cucinare sono stati costretti a ricorrere ai classici secchi da riempire  alla fontana, come avveniva negli anni trenta. Il funzionario, dopo aver ascoltato le lamentele ha assicurato che il problema sarà risolto definitivamente quando saranno completasti i lavori previsti anche nel centro storico. Lavori che hanno interessato, per ora, una parte della zona alta della città, ma che interesseranno tutto il centro storico per risolvere definitivamente il problema.

Acquedotto Lucano: Presto inizieranno i lavori di ammodernamento della rete di distribuzione.

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MELFI: EX Zuccherificio - divieto consumo acqua proveniente dalle falde.

Posted on 02 Marzo 2008 by antonio pace

Le acque del sottosuolo che si trovano a valle dell’ex zuccherificio di Melfi non possono essere utilizzate se non preventivamente analizzate, perché potrebbero essere inquinate da sostanze nocive alla salute. Il Sindaco di Melfi, con una specifica ordinanza, fatta affiggere su tutto il territorio del comune,  fa divieto a tutti i proprietari terrieri confinanti a valle della zona dell’Ex Zuccherificio del Rendina di non farne alcun uso. La società Finanziaria Saccarifera Italo Iberica spa, proprietaria dell’area dove era ubicato l’impianto saccarifero melfitano in contrada Parasacco, pur avendo attuato una serie di condizionamenti per ristabilire una situazione di sicurezza accettabile, questa è apparsa del tutto insufficiente. Questo, è quanto affermato dalla Conferenza di Servizi in data 16 gennaio. I dati,  peraltro confermati dall’ARPAB, evidenziano,  attraverso la lettura delle certificazioni prodotte, la presenza di contaminanti in acque di falda, e questo ha portato notevoli preoccupazioni nella zona dopo la diffusione di tale notizia. La Conferenza ha pertanto invitato il Comune di Melfi “ad interdire ai proprietari dei terreni ubicati a valle dell’ex stabilimento Zuccherificio del Rendina, in località Parasacchiello l’utilizzo di acque di falda sia per scopi irrigui, sia per scopi idropotabili, se non preceduti da caratterizzazioni”. Queste condizioni, che possono arrecare danno alla pubblica salute, hanno indotto il sindaco Navazio ad emettere l’ordinanza in questione per salvaguardare l’incolumità di chi opera nei campi agricoli della zona e chi consuma quei prodotti coltivati in forma intensiva. “ Abbiamo appreso – ha detto un agricoltore del posto – la notizia dal manifesto del comune e siamo abbastanza preoccupati . Nella mia azienda non preleviamo acqua dai pozzi, né per irrigare né per uso domestico – ha continuato l’agricoltore –  e per quanto mi è dato di sapere nessuno nei dintorni fa uso di acque provenienti da questo sottosuolo. Certamente – ha concluso l’agricoltore, staremo attenti sperando che si bonifichi la zona al più presto”.   Il primo cittadino melfitano, nel prendere la sua doverosa decisione, ed in attesa di situazioni positive che rendano l’intera zona bonificata dai contaminanti attualmente presenti, ha adottato i provvedimenti specificati nell’attuale legislatura in materia di salvaguardia ambientale, specificatamente nel campo di acque e falde acquifere. In particolare ai Decreti Legge n. 152 del 2006 e all’art. 54 della Legge 267 del 2000. E’ auspicabile un intervento urgente risolutore dell’annoso problema per dare certezze ai cittadini e soprattutto agli operatori agricoli dell’area, una delle zone agricole più valide e produttive del melfese.

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