MARCO TUCCI
MELFI. Quasi ventisei mesi di buio. Sono quelli che avvolgono, dal novembre
2007, il sarcofago del II secolo dopo Cristo, detto di Rapolla perché nel
territorio di questo centro è stato rinvenuto, ed attualmente conservato presso
il Museo Archeologico Nazionale del Melfese, sito nel castello federiciano. Il
buio a cui è stato fatto riferimento, ovviamente, non è di natura elettrica. E’
accaduto, oltre due anni fa appunto, che la pregiata opera sia stata trasferita
nei locali del Museo, per lavori di ripristino necessari ai piedi della Torre
dell’Orologio, dove è stata ospitata per lunghissimo tempo. Tanto che i
visitatori del maniero che domina Melfi, appena varcata la soglia del portone
principale, sono stati spesso attirati, in primo luogo, da quel marmo bianco
che faceva capolino dalle mura millenarie. Un interesse immediatamente ripagato
dalla bellezza del manufatto e che, in tema di ciò che stiamo raccontando, ora
risalta nella sua assenza dal vano in cui ha sempre richiamato l’attenzione
degli ospiti. <<Pur essendo protetto da una teca apposita- sottolineano i
volontari melfitani dell’Archeoclub d’Italia che ci hanno segnalato la vicenda-
risulta che il sarcofago non tornerà più nella torre ed è giusto, visto che a
pochi metro sono raccolti e visibili migliaia di altri reperti storici.
Pertanto, è insieme a loro che la cassa marmorea deve stare, anche per
proteggerla maggiormente da eventuali danni causati da agenti climatici o di
natura umana. Il problema, tuttavia, è che da oltre due anni non è possibile
vedere il sarcofago, per ragioni che non sono state comunicate. Abbiamo
chiesto, infatti, i motivi di tale invisibilità alla Sovrintendenza per i Beni
Monumentali della Basilicata, ma finora non abbiamo ottenuto nessuna risposta.
Sicuramente- evidenzia il presidente Vincenzo Fundone- ci sarà una spiegazione
a quanto si sta verificando, ma è pure vero che, nel frattempo, si provoca
malcontento in coloro che vorrebbero ammirare quel pezzo di storia>>. In
pratica, attraverso la miriade di pubblicazioni che sono state edite e,
soprattutto, mediante internet per chi è lontano dal nostro territorio, si deve
ammettere che è conosciuta la presenza del sarcofago a Melfi. Purtroppo, però,
gli appassionati dell’archeoclub locale sono stati testimoni diretti di una
delusione, per così dire turistica. <<In un giro di verifica ulteriore-
ricordano- abbiamo incontrato dei ragazzi provenienti dalla Val Canonica che
non avevano potuto vedere la cassa marmorea, nonostante la pressante richiesta
fatta al custode di turno. Di conseguenza, non possiamo fare altro che
rinnovare l’appello agli organi competenti, affinché quella scultura torni
visibile nella stanza dove, adesso, è mantenuta. Per non depauperare l’offerta
turistica che ci contraddistingue e, contemporaneamente, soddisfare appieno la
voglia di vedere di chi viene a conoscerci>>.












