MARCO TUCCI
MELFI. Già all’inizio dello scorso luglio, era stata richiamata l’attenzione
generale sulla cinta muraria posteriore del castello federiciano. Quella che,
naturalmente, non fa parte della classica visione turistica del maniero che
domina il nucleo antico della città, ma non per questo meno importante della
parte che si concede di più alle immagini ed alle foto ricordo. In piena
estate, insomma, avevamo segnalato lo stato estremamente precario delle mura
adiacenti la torre d’avvistamento che, a sua volta, subì notevoli danni nel
violento terremoto del novembre 1980 e, appunto, adesso è un ricordo visto che
ne resta soltanto il basamento. Quasi tre mesi fa, in particolare, lo spunto
venne fornito dalla segnalazione della sezione locale dell’Archeoclub d’Italia,
in occasione dello svolgimento di lavori di consolidamento, pochi metri a
destra del luogo che, ora, ha urgente necessità della stessa operazione.
Tramite gli appassionati melfitani di tutto quanto è memoria del passato, era
stata comunicata la conoscenza del problema da parte degli organi competenti
come la Sovrintendenza ai Beni Monumentali della Basilicata. Ebbene, l’attesa
di mettersi in azione non appare più rinviabile anche alla luce di una notizia
che va al di là dell’aspetto storico, e che pure sarebbe più che sufficiente.
Nello specifico una delle tante pietre millenarie in bilico è rotolata verso il
basso, senza preavviso ovviamente. Dove, tra l’altro, passa la strada
extramurale che proviene dal rione Bagno e, all’incrocio con il ponte
Gaetaniello, consente di dirigersi verso contrada Serre o salire in direzione
del palazzo di giustizia. In breve, un masso è caduto sull’arteria ed ha messo
in pericolo un automobilista di passaggio che l’ha schivato grazie alla sua
prontezza di riflessi. Per fortuna, a mali estremi, è avvenuto di giorno,
poiché di sera la visibilità è limitata da una illuminazione insufficiente.
Facile immaginare che poteva andare peggio e che la situazione potrebbe
ripetersi dato che lo stato dei fatti sembra pronto a tale evenienza. Nel
sopralluogo effettuato, infatti, sono stati subito visibili dei grossi macigni
scesi dalla sommità della collina, dopo essersi sfaldati dall’incastro in cui
sono stati per secoli. <<Evidentemente- è stato il coro dei soci dell’
Archeoclub di Via Santa Lucia- l’incidenza degli agenti atmosferici e, insieme,
una manutenzione meno continua di quanto servirebbe, hanno provocato ciò che è
accaduto. Va detto, inoltre, che un anno fa avevamo scoperto iniziative abusive
come il ricovero di animali da pascolo proprio a ridosso della cinta muraria
che sta dietro al simbolo di Melfi anche grazie alla vegetazione che può
nasconderne la visione, denunciando il tutto in un convegno. Dunque, fermo
restando l’invito ad un civile rispetto del posto che è estremamente prezioso-
concludono- l’appello incessante è rivolto alle autorità, di ogni ordine e
grado, per un concreto interessamento nei confronti una condizione, per la
quale sarebbe davvero negativo non adottare le indispensabili misure di
salvaguardia, senza dimenticare la legittima questione dell’incolumità umana,
s’intende>>.






