Posted on 25 Ottobre 2010 by antonio pace
MARCO TUCCI
MELFI. Cinque cuccioli abbandonati in un sacchetto di plastica appeso ad un
bidone d’immondizia. Praticamente una condanna a morte che, purtroppo, è
avvenuta per quattro cagnolini. L’unica che è sopravvissuta lo deve ad una
ragazza che stava facendo jogging sulla strada che collega contrada Bicocca con
la chiesa dell’Incoronata. Di grande valore, ovviamente, il suo interessamento
immediato e, poi, la chiamata ai volontari melfitani per l’affidamento della
cucciola di circa trenta giorni d’età. Almeno per lei, il lieto fine c’è stato
grazie alla disponibilità della famiglia Quaranta nel rione Valleverde. <<I
cuccioli erano già svezzati- riferisce Nicoletta che è una dei giovani
appassionati a cui, solitamente, ci si rivolge in casi del genere- e questo
fattore rende il gesto di una crudeltà ancora più grave. Tra l’altro, è bene
ricordare che l’abbandono di animali è un reato penale, punito dalla legge n°
189 del 2004, ed i responsabili, se individuati, possono essere denunciati alle
forze dell’ordine>>. Qualcosa di positivo o, quantomeno, l’alternativa all’
abbandono potrebbe scaturire se si operasse la sterilizzazione delle femmine
adulte e, magari, fosse aperto il canile municipale. <<Nel primo caso-
evidenzia Nicoletta- è utile rammentare che c’è la gratuità di tale operazione,
attraverso l’Asp, con un appuntamento preso al telefono 0972/251272. Per il
secondo aspetto, in attesa della vera entrata in funzione della struttura di
contrada Accovatura, ci accontenteremmo di un luogo dove poter agire, nei
soccorsi, con meno disagi di quelli attuali>>. In proposito, la raccolta di
informazioni ha prodotto esiti sconcertanti, tenendo presente che il canile di
Melfi risulta appaltato a fine luglio 2009. In pratica, a distanza di quasi
quindici mesi da quell’evento che svenne sbandierato come risoluzione del
problema, manca ancora la documentazione relativa allo smaltimento delle acque
di depurazione. Ci si chiede, pertanto, se quell’appalto è stato <<figurativo>>
o altro. Perché, stimolando la memoria dei più attenti, la vicenda del ricovero
per i quadrupedi fu anche materia di polemica nella campagna elettorale per le
amministrative del 2006. L’intenzione, forse, è quella di attendere la prossima
chiamata alle urne? Intanto, accadono fatti incivili come quello narrato.
Posted on 20 Maggio 2010 by antonio pace
MARCO TUCCI
MELFI. Era il 30 gennaio scorso quando si paventavano ancora pochi giorni per
l’apertura, finalmente, del canile municipale. E già quella data, per giunta,
rappresentava un cospicuo ritardo, in riferimento al 28 luglio luglio 2009,
quando è stata appaltata la gestione dei tre corpi di fabbrica, siti in
contrada Accovatura e che potranno ospitare fino a 120 animali. Massimo un
mese, s’immaginava, per ottenere tutti i certificati sanitari che l’autorità
competente in materia doveva rilasciare al Comune. Come si comprende
facilmente, la Gazzetta è costretta a tornare sull’argomento visto che gli
auspici dell’epoca sono restati tali. Purtroppo, direbbero i rassegnati, i
tempi della burocrazia sono sempre lunghi ma, appunto, appare davvero esagerato
il periodo occorrente per il rilascio di una carta che dia l’ok ad un
depuratore che, sicuramente, non sarà l’unico e, quindi, bisognoso di
approfondimenti. Insomma, sono quasi dieci i mesi passati dall’apertura delle
buste ma i cancelli sono tuttora sprangati e l’amministrazione continua a
pagare il mantenimento ai canili di Lavello, Baragiano e Tiera, dove sono
ricoverati i quadrupedi accalappiati nel territorio di Melfi. Costi evitabili
se si fosse compiuto quanto invece manca ad oggi e, magari, si sarebbero pure
evitate situazioni di disagio pratico. Come, ad esempio, le feci che i randagi
(ma non solo loro) lasciano per strada o sui prati delle ville cittadine, dove
poi i bambini vanno a giocare con le conseguenti spiacevoli sorprese.
Soprattutto, si sarebbe andati incontro ai tanti sacrifici personali, finanche
economici, che i volontari locali hanno sopportato per il semplice amore che
nutrono verso i cani. <<La condizione- sottolineano in coro- è diventata di
estrema emergenza, perché ci vorrebbe una sterilizzazione sistematica delle
cagne che partoriscono due volte all’anno, cuccioli che poi sono destinati all’
abbandono. Finora è stato possibile impedire la degenerazione del problema con
le adozioni, ma non può proseguire oltre. Abbiamo timore, inoltre, che il
commissariamento dell’ente possa incidere in uno stato dei fatti già al limite
e, pertanto, chiederemo subito un incontro a chi verrà a gestire Melfi>>.
Dunque, servono atti risolutori da parte di chi ne ha la responsabilità, per
non ritrovarsi ad inseguire un’autentica emergenzae prevenendo qualunque
riscontro di cui dolersi in seguito, per la sola lentezza delle pratiche da
sbrigare.