MARCO TUCCI
MELFI. La toponomastica dell’area richiama la massima istituzione nazionale.
Le vie, infatti, sono intitolate ad alcuni ex presidenti della Repubblica come
De Nicola, Pertini e Gronchi. La situazione delle strade, però, non è affatto
degna del nome dei personaggi a cui sono dedicate e, a quanto pare, l’
istituzione locale non ha soddisfatto le esigenze dei cittadini. Parliamo della
nuova zone di espansione edilizia che, nel rione Valleverde, è sorta nel
perimetro compreso tra la contrada Incoronata e la linea ferroviaria in
direzione Foggia. In pratica, si susseguono le segnalazioni dei residenti sullo
stato abbastanza precario delle arterie che collegano i vari blocchi di
palazzine. Non a caso, appunto, soltanto il 13 gennaio scorso la Gazzetta ha
trattato della salita di Via Enrico De Nicola che da stradina quasi di campagna
si è trasformata in direttrice trafficata. Sia per accedere al luogo in
questione, sia per accorciare il tragitto che serve per prendere la statale
658. Il fatto è che è stretta, non è illuminata e, lateralmente, ci sono
profonde cunette da cui è molto difficile uscire se ci si finisce dentro. Ma,
insomma, i problemi non si esauriscono, purtroppo, al nastro d’asfalto
intestato a quel Capo dello Stato. Quelle abbinate agli omologhi, infatti, si
trovano in condizioni peggiori. Via Sandro Pertini, nello specifico, è davvero
bisognosa d’interventi e, per giunta, da svariati anni. Come la precedente, non
è larga per far incrociare agevolmente due macchine e non è fornita di
lampioni. In più, nel sneso negativo s’intende, per alcune decine di metri e
proprio priva di bitume, con le buche che di conseguenza si possono immaginare,
ed anche i corti marciapiedi che si trovano solo in direzione di Via Giovanni
Gronchi, sono in uno stato che, evidentemente, non ha mai visto un pizzico di
manutenzione e, su un fianco, c’è una ringhiera a maglie larghe che dovrebbe
contenere da un vuoto di circa dieci metri. L’ultima strada citata, infine, è
interessata da larghe fenditure del piano stradale ed un concreto movimento
verso il basso. Vuol dire che sta franando, in altre parole, e sotto ci sono
altre case. <<Da almeno tre anni- hanno detto gli abitanti incontrati sul
posto- ci siamo rivolti al Comune per le precarietà che viviamo ogni giorno, ma
non c’è stata risposta alle promesse, fatte pure prima. Ripetiamo l’appello,
anche perché si tratta di pubblica incolumità>>. Noi lo giriamo a chi di
competenza, auspicando un riscontro, finalmente.












