Posted on 20 Maggio 2010 by antonio pace
MARCO TUCCI
MELFI. Era il 30 gennaio scorso quando si paventavano ancora pochi giorni per
l’apertura, finalmente, del canile municipale. E già quella data, per giunta,
rappresentava un cospicuo ritardo, in riferimento al 28 luglio luglio 2009,
quando è stata appaltata la gestione dei tre corpi di fabbrica, siti in
contrada Accovatura e che potranno ospitare fino a 120 animali. Massimo un
mese, s’immaginava, per ottenere tutti i certificati sanitari che l’autorità
competente in materia doveva rilasciare al Comune. Come si comprende
facilmente, la Gazzetta è costretta a tornare sull’argomento visto che gli
auspici dell’epoca sono restati tali. Purtroppo, direbbero i rassegnati, i
tempi della burocrazia sono sempre lunghi ma, appunto, appare davvero esagerato
il periodo occorrente per il rilascio di una carta che dia l’ok ad un
depuratore che, sicuramente, non sarà l’unico e, quindi, bisognoso di
approfondimenti. Insomma, sono quasi dieci i mesi passati dall’apertura delle
buste ma i cancelli sono tuttora sprangati e l’amministrazione continua a
pagare il mantenimento ai canili di Lavello, Baragiano e Tiera, dove sono
ricoverati i quadrupedi accalappiati nel territorio di Melfi. Costi evitabili
se si fosse compiuto quanto invece manca ad oggi e, magari, si sarebbero pure
evitate situazioni di disagio pratico. Come, ad esempio, le feci che i randagi
(ma non solo loro) lasciano per strada o sui prati delle ville cittadine, dove
poi i bambini vanno a giocare con le conseguenti spiacevoli sorprese.
Soprattutto, si sarebbe andati incontro ai tanti sacrifici personali, finanche
economici, che i volontari locali hanno sopportato per il semplice amore che
nutrono verso i cani. <<La condizione- sottolineano in coro- è diventata di
estrema emergenza, perché ci vorrebbe una sterilizzazione sistematica delle
cagne che partoriscono due volte all’anno, cuccioli che poi sono destinati all’
abbandono. Finora è stato possibile impedire la degenerazione del problema con
le adozioni, ma non può proseguire oltre. Abbiamo timore, inoltre, che il
commissariamento dell’ente possa incidere in uno stato dei fatti già al limite
e, pertanto, chiederemo subito un incontro a chi verrà a gestire Melfi>>.
Dunque, servono atti risolutori da parte di chi ne ha la responsabilità, per
non ritrovarsi ad inseguire un’autentica emergenzae prevenendo qualunque
riscontro di cui dolersi in seguito, per la sola lentezza delle pratiche da
sbrigare.
Posted on 17 Febbraio 2010 by antonio pace
MARCO TUCCI
MELFI. Non funziona ancora bene la raccolta dei rifiuti, porta a porta, nel
centro storico e, per l’episodio di questa circostanza, non per colpa dei
cittadini. Dal 14 dicembre scorso, in particolare, sono stati rimossi tutti i
cassonetti dal centro storico. In merito, sono stati invitati i residenti del
nucleo antico a rispettare regole precise. Innanzi tutto, non abbandonare
immondizia speciale (elettrodomestici e risulta edile) e, per quella che deriva
dalla quotidianità, per così dire, il deposito dei sacchetti davanti le entrate
delle abitazioni, ogni mattina tra le ore 5,00 e le 8,30. Non oltre, per far
iniziare subito la pulizia ed evitare un’ammenda compresa tra 25 e 300 euro. L’
eventualità di una multa, come si può comprendere, ha suscitato polemiche per
la potenzialità di essere somministrata, prevalentemente, alla gente anziana
che vive in maggioranza nella parte antica di Melfi. Ma, insomma, le norme
vanno applicate e osservate con un pizzico di attenzione, per l’igiene ed il
decoro, specie del perimetro in questione. Ieri mattina, però, il meccanismo ha
toppato e, appunto, non vi è nulla da imputare a chi ha lasciato l’involucro
dove previsto. Dito puntato, piuttosto, verso l’impresa che è incaricata di
liberare i luoghi dagli avanzi domestici. Alle 10,50, nello specifico, erano
ancora ben visibili in corso Vittorio Emmanuele, nel cuore del centro storico.
Chiaro che deve essere accaduto qualcosa che ha impedito il servizio in quella
strada ma, in base alla segnalazione giunta alla Gazzetta, non è stata la prima
volta e le conseguenze sono evidentemente negative. Le buste, infatti, vengono
aperte dai randagi ed il contenuto sparso in strada. Logico, dunque, auspicare
che si adottino modi di prelievo certi e validi pure in casi di forza
maggiore.
Posted on 25 Novembre 2009 by antonio pace
In molti rioni della città di Melfi è ormai consuetudine incontrare i cani randagi che vagano alla ricerca di cibo. Non è difficile trovarli nelle vicinanze dei cassonetti della spazzatura, dove, sgretolando qualche busta di plastica riescono a trovare qualche alimento per sfamarsi. L’abbandono dei cani è una consuetudine che nella città di Melfi si rinnova ogni quindici giorni, in occasione del mercato, dove risulta più facile abbandonarli, ben sapendo che con la confusione non troveranno più la strada di casa. E’ una prassi che si ripete, non solo a Melfi, ma anche in altre realtà dove il fenomeno è purtroppo “esploso” qualche mese addietro con il deprecabile avvelenamento dei cani. “I randagi che si incontrano nella mattinata - ha detto Michele, pensionato di Valleverde - specialmente nella piazza delle Costellazioni ( nel rione Valleverde), ma anche nel centro storico, non sono aggressivi, ma destano qualche preoccupazione specialmente per i bambini che a quell’ora si recano a scuola. Durante il giorno vagano e rovistano nei cassonetti disseminando le buste delle spazzature per terra alla ricerca di cibo. Che io sappia - ha proseguito il pensionato Michele - non hanno aggredito nessuno, abbaiano soltanto alle macchine in transito, o a qualche altro cane in transito accompagnato dal proprio padrone. Non ho mai visto aggredire le persone”. Il canile per il ricovero è pronto, l’affidamento è stato espletato, ma quando si risolverà definitivamente il problema? Secondo gli amministratori molto presto. Intanto i cittadini continuano ad avere pausa, specialmente quando sono in branco.