COMUNICATO STAMPA
Il confronto sulle emergenze ambientali nel Vulture, organizzato da FUTURA Associazione lo scorso 5 febbraio a Lavello, ha evidenziato alcuni elementi di particolare interesse. E’ emerso con chiarezza che l’attenzione dei cittadini non è affatto sopita e che c’è, invece, grande apprensione ed aspettativa per le scelte che le Istituzioni compiono nella tutela e gestione dell’ambiente anche in relazione alle ripercussioni e prospettive che riguardano il futuro sviluppo del territorio. Oltre che sulle richieste di perforazioni sul territorio per le estrazioni petrolifere e sugli impianti che utilizzano combustibili da rifiuto per il proprio esercizio, la discussione si è inevitabilmente concentrata sull’incidenza nel territorio del termodistruttore Fenice. Molto apprezzato è stato l’intervento del Dottor Rocco Masotti dell’ARPAB che, pur nei limiti del ruolo eminentemente tecnico, intervenendo e rispondendo anche ad osservazioni puntuali ha provato a chiarire quale sia lo stato attuale nel monitoraggio. Un atteggiamento che è anche sintomo della volontà dell’Agenzia Regionale per l’Ambiente di Basilicata di rendere il rapporto con i cittadini e con le Istituzioni - in discontinuità col passato anche recente - più trasparente. Certo molti elementi di seria apprensione e dubbio vanno ancora risolti: ad esempio che le acque di lavorazione e fognarie vengono convogliate verso il depuratore dello stabilimento Fiat e sono sostanzialmente assoggettate, quindi, ai “normali” controlli di un “normale” (per quanto calzi questa definizione per la fabbrica automobilistica) stabilimento industriale e quindi con tipologia di esami e frequenza degli stessi non sufficienti, probabilmente, agli scarichi di un inceneritore; che la rilevazione di alcune sostanze in emissione (diossine, furani) è tutt’ora esclusivo appannaggio del soggetto “controllato” anziché essere affidato alla stessa Arpab; che, ancora, dei dieci pozzi previsti per la rilevazione della contaminazione se ne possano utilizzare solo nove in quanto per il decimo, non utilizzabile in quanto essiccato, non è stata ancora predisposta un’alternativa, fatto che denuncia anche l’attuale impossibilità di rispettare al dettaglio l’iter di controlli. Un altro dato che dovrebbe esser tenuto ben presente è che, nella nostra Regione, esistono realtà associative di ottimo livello in quanto a capacità di interpretare i dati, intuire problematiche, proporre soluzioni. I relatori ospitati, Nicola Abbiuso del Comitato Diritto alla Salute di Lavello, Albina Colella dell’Associazione per la Tutela dell’Ambiente e della Salute di Basilicata (EHPA), Miko Somma di Comunità Lucana Movimento No Oil e Pio Abiusi di Città Plurale, pur avendo potuto esporre solo parzialmente le proprie relazioni a causa di una platea utilmente più “attiva” del previsto nell’interlocuzione, hanno comunque dimostrato che la partecipazione volontariamente organizzata, in Basilicata, ha profili e competenze che rendono ormai improcrastinabile il suo coinvolgimento nei processi decisionali delle Istituzioni, come tra l’altro è enunciato in diverse norme già disponibili e ben puntualizzato dalla Dottoressa Lucia Summa nel suo intervento, ma che sinora hanno trovato scarsissima attuazione.
Danilo Carbone
FUTURA Associazione
















